CAMELOT - L'invenzione della Tavola Rotonda
Teresa Buongiorno
Salani - Gli Istrici n°222
175 pagine – 7,50 euro
Illustrazioni di Grazia Nidasio
Un giorno di ormai parecchi anni fa, in uno dei miei rari pomeriggi casalinghi e telvisivi, mi passò davanti agli occhi Ellen Mirren, bardata in un mantello di rete, che interpretava Morgana nell' Excalibur di John Boorman. Allora non potevo saperlo più di tanto, ma la fascinazione che quelle immagini avrebbero avuto sulla fantasia di una bambina di cinque anni era tanto forte che tutt'ora, sentendo "Analnatrak ut was bethod dokiel dienvei" mi salgono i brividi e la testa fugge a rincorrere la barca di Avalon verso la terra dove i Cavalieri della Tavola Rotonda compiono epiche imprese, dove Cavalieri Verdi sfidano il più nobile e dove il saggio Merlino tesse le trame di una delle storie più belle del mondo.
Sì, ho una passione di lunga data per il ciclo arturiano e non potevo quindi esimermi dal leggere Camelot di Teresa Buongiorno.
Non è facile scrivere delle avventure di Artù e compagni senza scivolare nel già visto, già letto e già sentito, non è facile mettere insieme una narrazione organica che comprenda tutte le sfaccettature importanti del mito Arturiano senza risultare verbosi e pedanti e, soprattutto, è ancora meno facile farlo per bambini. Teresa Buongiorno ci riesce e già questo è un merito che basterebbe a consigliare il suo Camelot a chiunque abbia amato questo genere di storie.
Camelot è un libro scorrevole, piacevole, scivola via come niente e finsce prima ancora di rendersi conto che si è stati conquistati da questa versione diaristica delle vite di Merlino, Morgana, Artù, Ginevra, Lancillotto e Galahad, forse addirittura troppo in fretta, tanto da lasciare un po' insoddisfatti. Forse però non è del tutto un difetto questo, come quando i dietologi consigliano di alzarsi sempre da tavola con un po' di fame residua...
In fondo la materia è talmente vasta e ricca che c'è solo l'imbarazzo della scelta.
Chi ne volesse di più, una volta finito di leggere Camelot, potrebbe gettarsi a capofitto nell'esplorazione dei testi citati nella bibliografia, che comprende romanzi, testi di storia, leggende, guide turistiche, film e saggi, sufficienti per incamminarsi e perdersi nel mondo meraviglioso del ciclo arturiano e placare (almeno temporaneamente) quel languorino con cui il romanzo di Teresa Buongiorno ci lascia alla fine.
Una bibliografia ben curata, dunque, e abbiamo cominciato dalla fine del libro. Per tornare al principio, va deto che Camelot è scritto con un linguaggio piacevolisimo, colloquiale ma mai basso, che cambia a seconda della penna che sta narrando la storia. La penna, perché, come detto prima, questo romanzo è un diario, che all'inizio appartiene ad un giovanissimo Merlino, ancora bambino e appena affacciato alle soglie del suo destino, per poi passare nelle mani di Morgana, anni dopo, colta proprio negli anni in cui dovrà allevare il fratello Artù e passare poi a sua volta il diario al futuro Re, quando questo partirà per essere addestrato presso la casa di Ser Ector.
E' la storia di un libro, in fondo, quella che ci viene raccontata, di pagine bianche pronte ad accogliere i pensieri e i racconti dei protgonisti di questa storia, rendendoli fratelli di penna e traghettandoli, come fa la misteriosa barca di Avalon, dall'inizio alla conclusione della vicenda.
E' un bel modo di raccontare, che permette all'autrice di divertirsi a cambiare registro a seconda dell'età, del sesso e della condizione dei suoi personaggi, riuscendo a far sentire al lettore un'affinità spontanea con tutti quanti i protagonisti/narratori. Persino Ginevra, che a chi scrive è sempre stata follemente antipatica, conquista il lettore con la sua saggia dolcezza e riesce a diventare una figura importante e positiva mentre ogni cosa attorno a lei pare crollare.
Divertenti e molto gustosi i riferimenti continui che l'autrice dissemina per tutto il romanzo, mescolando abilmente citazioni colte e popolari, tracce di leggenda e storia fuse assieme con mano abile di chi è a suo agio a raccontare il passato usando il presente.
Insomma, non ha difetti queto Camelot?
Beh, forse uno sì, ovvero quello di farci entrare in così forte empatia con i personaggi, raccontandoci la storia proprio dal loro intimo e personale punto di vista, per poi non permetterci un congedo come si deve, cosa che lascia un po' di amaro in bocca.
L'ultimo narratore, Galahad, chiude la storia come deve fare, ma vorremmo rileggere di Artù assediato dagli anni e Merlino, prigioniero d'amore, Morgana sull'isola, Lancillotto folle, Ginevra solitaria... Dispiace lasciarli senza un commiato e rimante un po' di nostalgia per il mondo da cui si parte girando l'ultima pagina.
PERCHE' LO CONSIGLIO
Perché è un bellissimo viaggio, non solito e non banale, perché è divertente e appassionate e perché è un bellissimo modo di entrare in contatto con uno dei miti più belli di sempre.
PER QUALE ETA'
E' un romanzo che si lascia leggere con scorrevole spemplicità, anche se forse certe allusioni si colgono solo con qualche annetto in più alle spalle. Dai nove dieci anni ai 99.
COME INIZIA
Con una bella cartina della Britannia, con la spiegazione di chi sono i personaggi della storia e delle loro parentele, con una premessa manzoniana ("Quando è stato ritrovato, in una vecchia biblioteca dimenticata, questo libro aveva pagine di pergamena..." ), un piccolo punto della situazione e poi, finalmente, così:
"Merlino.
Tutto è incominciato con l'arrivo dello stranero. E' venuto fuori dalla nebbia, una sera, come un fantasma. O un Ladro. Ma non c'è niente da rubare, da noi. E quanto ai fantasmi, sono di casa."
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