ZOO SEGRETO
Giovanna Zoboli e Francesca Bazzurro
Topipittori (2004)
32 pagine a colori in formato 20x28,5 cm
euro 12,50
Progetto grafico: Paolo Canton e Guido Scarabottolo
Stampa: Grafiche AZ (Vr)
UNA TRAMA
Cosa sono i pensieri? Quale forma li contiene o li determina? In che punto del corpo dimorano? O, meglio detto, in che luogo della terra precipitano, su quale zolla, promontorio o torre? Per Giovanna Zoboli e Francesca Bazzurro – complici di un sodalizio fecondo che le porta tra il 2004 e il 2007 a firmare per Topipittori tre ‘Albi’ (Zoo segreto, Mondocane e Dovunque tu sia, caro coccodrillo, in uscita a primavera) e a inventare il fumetto della Pilly per il mensile per ragazzi “Baribal” –, i pensieri di Angelica transitano in compagnia degli animali in uno Zoo segreto.
“Dolcissimo, possente
dominator di mia profonda mente;
terribile, ma caro
dono del ciel; consorte
ai lúgubri miei giorni,
pensier che innanzi a me sí spesso torni.”
Così Giacomo Leopardi, intorno al 1830, canta Il pensiero dominante.
“Certe volte angelica ha pensieri cattivi | come coccodrilli, | al punto che si spaventa anche lei | altre volte, invece, sono placidi come ippopotami: | così placidi che ci può ballare sopra con in testa | un uccello che canta | (ma attenti: gli ippopotami hanno denti terribili)”.
Così inizia Zoo segreto.
Accostando i due testi, ho capito come attorno all’agettivo placido – molto prima di chiedermi come scrivere questo resoconto – avessi percepito un suono nitido, insostituibile, che andava dritto ai Canti di Leopardi. Al di là delle emozioni che corrispondenze di questo tipo riescono a suscitare, ho deciso ripartire da lì, perché non mi spiego un incipit di tale portata senza la consapevolezza piena, da parte dell’autrice, di compiere un atto volontario, affatto figlio del caso, volto a offrire ai piccoli lettori un ingresso maestoso e senza scampo nel viaggio più pericoloso che ci spetta: quello della mente.
Infatti, la bambina che dà il nome alla protagonista, Angelica, appare in tutto il suo colore sola e sospesa in una pagina senza caratteri, spaziosa, non finita: bianca come la neve, rossa come il sangue.
Il libro si avvale di accorgimenti stilistici basati su principi elementari. Ne enumero alcuni. L’uso di due colori (il rosso e il nero; il bianco appartiene alla carta). La differenziazione tra bambina e animali attraverso il colore (rosso per lei e nero per gli altri), ma anche per mezzo di tecniche pittoriche alternate: Angelica è un pugnetto di china coi capelli graffiati dal vento; le bestie sembrano incise. Lei è rotonda, mobile, mutevole; loro portano il segno di solchi antichi, accennano a Dürer o ai disegni a penna di un miniaturista del 1200, fermano il tempo.
Al contrappunto cromatico che, presumo, in fase di progettazione grafica, abbia convinto Paolo Canton e Guido Scarabottolo a selezionare alcune parole o espressioni (e solo quelle) e a tingerle di rosso, desidero dedicare qualche riga in più.
Ciò accade fin dalla copertina, almeno una volta per pagina e colpisce, a seconda dei casi, congiunzioni (e), sostantivi (principessa; tipi; pancia), aggettivi (cattivi; placidi; colorata), verbi (scappa; immaginare), oggetti (boccia di vetro; cose che brillano), stati d’animo (sono guai), luoghi (abissi; dal nulla). Posto che siamo lontanissimi da qualsiasi tentazione decorativa, l’operazione che ci viene proposta è di tipo semantico.
Non per altro, Zoo segreto si può leggere anche ripercorrendo solo il testo rosso: a quel punto l’attenzione si sposta dalla carta alla bocca, dall’occhio all’orecchio e si fissa sui suoni, sulle durate, sui timbri che i concetti, se detti, producono.
Potreste trovarvi a ripetere parole cercandone ostinatamente l’intonazione esatta ed essere interrotti, in questo vostro sublime sforzo di concentrazione, dallo sguardo ebete di un adulto che vi chiede se siete suonati. In tal caso, proseguite senza incertezza. Ma gli effetti desiderati sono anche altri.
Il colore rosso dice: alt! Qui passa qualcosa di importante! Dice: attento! Conferisce alla lettura un ritmo più percussivo della prosa in nero. Questo rosso, non intacca il disegno dell’autrice, ma è giusto, sembra appartenere da sempre alla sua forma, finale o iniziale che sia.
Non vuole forse dire questo, immaginare?
“Rappresentare alla propria fantasia persone, cose, avvenimenti, in forma di immagini. […] Raffigurare nella fantasia, dar figura concreta a un oggetto del pensiero. […] Dare nella propria fantasia un aspetto determinato a ciò che non si conosce per esperienza. […] Presentare alla fantasia l’immagine di cosa realmente esistente, cercando di indovinarne i probabili aspetti. […] Rappresentare alla mente immagini fittizie, trasferirsi con la fantasia in una situazione irreale. […] Creare nella fantasia immagini o situazioni assunte come materia di un’opera d’arte. […] Ideare, inventare, escogitare con la mente idee da tradursi in pratica. […] Concepire con l’immaginazione cose di cui non si ha cognizione diretta, interpretando per mezzo di induzioni e di congetture la realtà in modo più o meno veritiero, con l’opinione tuttavia di essere nella verità”. (v. immaginare in Vocabolario della lingua italiana, Ist. Encicl. It., Milano, 1987, vol. II, p. 764).
Zoo segreto assume l’aspetto di un oggetto che dura nei secoli, dunque classico, e il carattere di un manufatto sapiente. Si sommano, nel risultato, tecniche manuali e procedimenti meccanici, composizione verbale e discorso grafico. L’amicizia fra testo e illustrazioni, sancita a chiare lettere dal motto degli ‘Albi’ (“Storie nate da grandi amicizie: quelle fra le parole e le immagini”), pare compiersi in modo risoluto, con piglio e libertà.
Già. Libertà. Perché la brezza che tira fra queste pagine spazza il peso della banalità. Dona il premio di un grammo, la gravità di un seme, a chi è disposto ad ascoltare la lingua straniera che qui si scrive, diversa da quella parlata nei telefoni, al cinema, sull’autobus. “Cercate di capire la lingua nostra”, ha scritto Fortini, “solo in apparenza simile a quella che ogni giorno impiegate conversando o pensando. Se ritenete che non valga la fatica, chiudete in fretta i nostri libri e l’età che li produsse; e buona fortuna.”
Cucire una trama ha poco senso se dico che per me, la storia di Angelica ricomincia ad ogni pagina. È un moto perpetuo quello immaginario, senza tregua nell’arco di una vita o di una giornata, di una notte, perfino di un momento. Condotta in solitaria, come le eroiche traversate, l’avventura dei pensieri prevede l’incontro di coccodrilli, meduse, ippopotami, pesci rossi, lucci, gamberi, granchi, uccelli giganteschi, cammelli, talpe, rapaci, calabroni, martin pescatori. Il lungo viaggio si addice solo a piedi snelli, manine scaltre, abiti comodi e larghi, che consentano repentinamente di scivolare e rialzarsi, arrampicarsi e far capriole. Angelica non è speciale, ma possiede ciascun requisito, il che la rende tale.
Avrebbe saputo un bambino che non fosse Angelica raccontare una storia simile? Credo di no, perché il reportage che ci dona, non contempla né duelli né mine; non c’è guerra armata, se non quella interiore. Il suo eroismo dunque, è nel suo essere per prima cosa femmina. Bambina filosofica.
PERCHÉ LO CONSIGLIO
Si tratta di un libro che invita bambine e bambini, uomini e donne, a leggere e rileggere, studiare, memorizzare. Se ben nascosto, il suo segreto dura nel tempo.
NOTE
Quando la qualità del progetto è così alta in tutte le sue componenti (testo, illustrazioni, progetto grafico, materiali, stampa), viene voglia di saperne di più; di capire cosa significano bicromia, lettering, litografia; di trovare esplicitati in qualche punto del libro i nomi di strumenti e tecniche che hanno permesso di lavorare in modo complesso.
ETÀ
Un libro senza età non si lascia imbrigliare. Lo legga chiunque, in qualsiasi stagione dell’anno e della vita.
COME INIZIA
L’ho già detto, ma volentieri lo ripeto.
“Certe volte angelica ha pensieri cattivi | come coccodrilli, | al punto che si spaventa anche lei | altre volte, invece, sono placidi come ippopotami: | così placidi che ci può ballare sopra con in testa | un uccello che canta | (ma attenti: gli ippopotami hanno denti terribili)”.
Scritto da Giulia




