giovedì, 15 marzo 2007
copertina Camelot


CAMELOT - L'invenzione della Tavola Rotonda
Teresa Buongiorno
Salani - Gli Istrici n°222

175 pagine – 7,50 euro
Illustrazioni di Grazia Nidasio





Un giorno di ormai parecchi anni fa, in uno dei miei rari pomeriggi casalinghi e telvisivi, mi passò davanti agli occhi Ellen Mirren, bardata in un mantello di rete, che interpretava Morgana nell' Excalibur  di John Boorman. Allora non potevo saperlo più di tanto, ma la fascinazione che quelle immagini avrebbero avuto sulla fantasia di una bambina di cinque anni era tanto forte che tutt'ora, sentendo "Analnatrak ut was bethod dokiel dienvei" mi salgono i brividi e la testa fugge a rincorrere la barca di Avalon verso la terra dove i Cavalieri della Tavola Rotonda compiono epiche imprese, dove Cavalieri Verdi sfidano il più nobile e dove il saggio Merlino tesse le trame di una delle storie più belle del mondo.

Sì, ho una passione di lunga data per il ciclo arturiano e non potevo quindi esimermi dal leggere Camelot di Teresa Buongiorno.

Non è facile scrivere delle avventure di Artù e compagni senza scivolare nel già visto, già letto e già sentito, non è facile mettere insieme una narrazione organica che comprenda tutte le sfaccettature importanti del mito Arturiano senza risultare verbosi e pedanti e, soprattutto, è ancora meno facile farlo per bambini. Teresa Buongiorno ci riesce e già questo è un merito che basterebbe a consigliare il suo Camelot a chiunque abbia amato questo genere di storie.

Camelot è un libro scorrevole, piacevole, scivola via come niente e finsce prima ancora di rendersi conto che si è stati conquistati da questa versione diaristica delle vite di Merlino, Morgana, Artù, Ginevra, Lancillotto e Galahad, forse addirittura troppo in fretta, tanto da lasciare un po' insoddisfatti. Forse però non è del tutto un difetto questo, come quando i dietologi consigliano di alzarsi sempre da tavola con un po' di fame residua...
In fondo la materia è talmente vasta e ricca che c'è solo l'imbarazzo della scelta.
Chi ne volesse di più, una volta finito di leggere Camelot, potrebbe gettarsi a capofitto nell'esplorazione dei testi citati nella bibliografia, che comprende romanzi, testi di storia, leggende, guide turistiche, film e saggi, sufficienti per incamminarsi e perdersi nel mondo meraviglioso del ciclo arturiano e placare (almeno temporaneamente) quel languorino con cui il romanzo di Teresa Buongiorno ci lascia alla fine.

Una bibliografia ben curata, dunque, e abbiamo cominciato dalla fine del libro. Per tornare al principio, va deto che Camelot è scritto con un linguaggio piacevolisimo, colloquiale ma mai basso, che cambia a seconda della penna che sta narrando la storia. La penna, perché, come detto prima, questo romanzo è un diario, che all'inizio appartiene ad un giovanissimo Merlino, ancora bambino e appena affacciato alle soglie del suo destino, per poi passare nelle mani di Morgana, anni dopo, colta proprio negli anni in cui dovrà allevare il fratello Artù e passare poi a sua volta il diario al futuro Re, quando questo partirà per essere addestrato presso la casa di Ser Ector.
E' la storia di un libro, in fondo, quella che ci viene raccontata, di pagine bianche pronte ad accogliere i pensieri e i racconti dei protgonisti di questa storia, rendendoli fratelli di penna e traghettandoli, come fa la misteriosa barca di Avalon, dall'inizio alla conclusione della vicenda.

E' un bel modo di raccontare, che permette all'autrice di divertirsi a cambiare registro a seconda dell'età, del sesso e della condizione dei suoi personaggi, riuscendo a far sentire al lettore un'affinità spontanea con tutti quanti i protagonisti/narratori. Persino Ginevra, che a chi scrive è sempre stata follemente antipatica, conquista il lettore con la sua saggia dolcezza e riesce a diventare una figura importante e positiva mentre ogni cosa attorno a lei pare crollare.
Divertenti e molto gustosi i riferimenti continui che l'autrice dissemina per tutto il romanzo, mescolando abilmente citazioni colte e popolari, tracce di leggenda e storia fuse assieme con mano abile di chi è a suo agio a raccontare il passato usando il presente.

Insomma, non ha difetti queto Camelot?
Beh, forse uno sì, ovvero quello di farci entrare in così forte empatia con i personaggi, raccontandoci la storia proprio dal loro intimo e personale punto di vista, per poi non permetterci un congedo come si deve, cosa che lascia un po' di amaro in bocca.
L'ultimo narratore, Galahad, chiude la storia come deve fare, ma vorremmo rileggere di Artù assediato dagli anni e Merlino, prigioniero d'amore, Morgana sull'isola, Lancillotto folle, Ginevra solitaria... Dispiace lasciarli senza un commiato e rimante un po' di nostalgia per il mondo da cui si parte girando l'ultima pagina.


PERCHE' LO CONSIGLIO
Perché è un bellissimo viaggio, non solito e non banale, perché è divertente e appassionate e perché è un bellissimo modo di entrare in contatto con uno dei miti più belli di sempre.

PER QUALE ETA'

E' un romanzo che si lascia leggere con scorrevole spemplicità, anche se forse certe allusioni si colgono solo con qualche annetto in più alle spalle. Dai nove dieci anni ai 99.

COME INIZIA

Con una bella cartina della Britannia, con la spiegazione di chi sono i personaggi della storia e delle loro parentele, con una premessa manzoniana ("Quando è stato ritrovato, in una vecchia biblioteca dimenticata, questo libro aveva pagine di pergamena..." ), un piccolo punto della situazione e poi, finalmente, così:


"Merlino.

Tutto è incominciato con l'arrivo dello stranero. E' venuto fuori dalla nebbia, una sera, come un fantasma. O un Ladro. Ma non c'è niente da rubare, da noi. E quanto ai fantasmi, sono di casa.
"
Scritto da: 0uroboros alle ore 20:37 | Permalink | commenti
categoria:miti e leggende, romanzi, istrici
mercoledì, 29 novembre 2006
Voglio inaugurare questo spazio con un primo consiglio, così rompiamo il ghiaccio.
Ci sarà tempo per confezionare manifesti, dichiarazioni di intenti e compagnia bella, per ora passiamo subito ai fatti!

Perché questo romanzo?
Perché nonostante sia da tempo piuttosto cresciuta, ogni volta che lo rileggo mi emoziona e mi commuove, mi fa ridere e mi fa correre tra i prati d'Irlanda.

Quindi, senza altre chiacchiere, andiamo a incominciare!


Copertina

LA PIETRA DEL VECCHIO PESCATORE
di Pat O'Shea
edizione economica TeaDue

Trad. di P.F. Paolini
504 pagine
Quinta edizione   Euro 8,00
titolo originale: The Hounds Of The Morrigan




Pidge ha 12 anni e parecchio sale in zucca. Brigit, sua sorella, ha 7 anni ed è inarrestabile.

Il giorno in cui Pidge si sente spinto irresistibilmente a comprare un vecchio libro miniato in una libreria antiquaria di Galway comincia un'avventura che poterà i due fratelli a compiere una missione per conto del Dagda, il dio buono e gentile delle leggende irlandesi.

Pidge e Brigit, inseguiti dagli implacabili segugi della Morrigan, che a volte sono cani dalle zampe veloci e altre prendono la forma di alti e loschissimi figuri, dovranno fare in modo che il maligno serpente Olc Glas non sia liberato dalla prigione di carta in cui secoli prima lo rinchiuse San Patrizio, altrimenti la Morrigan riprenderà tutti i suoi poteri e per il mondo sorgerà una nuova era di guerre e di violenza.

E' un inseguimento attraverso due mondi, l'Irlanda e il mondo di Faerie, dove i due fratelli incontrano innumerevoli pericoli e tranelli, aiutati da temerari ranocchi, cigni, vagabondi, vecchi saggi pescatori e tutti i personaggi del folklore irlandese, in un crescendo di avventure che culminano con lo svelarsi del mito, della leggenda splendente e eroica, nascosta sotto la patina del quotidiano e del familiare.

Melodie Moonlight e Breda Fairfoul, daranno la caccia a Pidge e Brigit senza concedere tregua, ingannando, mentendo e chiamando a raccolta tutti i poteri della Morrigan per opporsi agli aiuti che il Dagda farà trovare ai ragazzi durante il viaggio.
E' un racconto fatto di personaggi che conquistano e si fanno amare da subito, persino quando si tratta di perfidi e instancabili segugi che possono inseguirvi soltanto se fuggite, perché nel regno delle leggende le regole sono regole per tutti, persino per i malvagi.
Ci sono stelle che scrivono in cielo, forfecchie matte, c'è Cu rua, la volpe e c'è Cu Chulainn l'eroe, c'è una vecchia zia che dà la caccia alle galline disobbedienti e c'è un' asina di nome Serena, c'è un segnavento con problemi di mal di testa e un vecchio castello in cui il peggior crimine è essere Pedoni...

Soltanto alla fine la trama di quotidiana bizzarria si scioglie, per mostrare chi sono gli eroi nascosti sotto la maschera di contadini e gli dei nei panni di vagabondi, fino al confronto finale contro le forze soverchianti e terrificanti che la Morrigan mette in campo contro i due bambini, due ragazzini capaci di farle fronte armati di coraggio, determinazione e fantasia.


Perché lo consiglio?
Perché è una storia entusiasmante, una corsa folle attraverso il folklore irlandese, un continuo comparire di personaggi tutti da scoprire e da amare.
E' un libro con cui si ride e si sogna, si ammirano il coraggio e la forza dei due bambini, la loro capacità di non perdersi d'animo e di affrontare le molte prove che la missione richiede.
E' una fiaba con tutti gli elementi più classici, sviluppata su tante pagine, che però scivolano via con velocità sorprendente.
E' scritto con un linguaggio ricco, elaborato, poetico dove vuol essere poetico, sgangherato quando l'occasione lo richiede, una scrittura (e un' ottima traduzione di conseguenza) non banale, non consueta e al tempo stesso leggibile e sonora come una ballata.


Per quale età?
Trovo che questo sia uno di quei libri che sono perfetti per essere letti ad alta voce da un adulto e, con la sua presenza quindi a disposizione per le spiegazioni e i commenti, lo ritengo adatto anche a bambini dai sei-sette anni in su.
Se diretto ad una lettura autonoma, allora l'età dovrebbe forse alzarsi un pochettino, partendo dagli otto nove anni, anche perché l'edizione che più comunemente si trova in commercio è composta di cinquecento e passa pagine scritte fitte fitte che forse potrebbero spaventare un po'.


Note varie:
Il romanzo è corredato da sporadiche ma fondamentali illustrazioni che sono inserite nella narrazione di tanto in tanto al posto delle descrizioni.(Per esempio, Pidge si trova con la sua bicicletta ad un incrocio con alcuni bizzarri cartelli stradali: i cartelli appaiono disegnati nella pagina corrispondente del romanzo, nel mezzo della narrazione)

Nell'appendice dell'edizione TEA si può trovare una piccola bibliografia che consente di conoscere i testi che Pat O' Shea ha usato per documentarsi nella scrittura del romanzo.

Pat O' Shea, autrice di questo romanzo, è nata a Galway nel 1931. Cresciuta in mezzo a storie e personaggi molto simili a quelli che si incontrano nel suo libro, ha dedicato dieci anni alla stesura de quest' opera.

Come inizia:

Levandosi in alto, su su, salirono in cielo e volarono.
Da ovest e oltre l'ovest, controvento e col vento, sorpassarono innumerevoli lune e soli.
Una rise e, brevemente, portò fra i capelli un diamante di gocce di pioggia iridate. Poi diede malignamente un calcetto a una nube e provocò una pioggia, che riempì d'acqua una barca.
A volte, si tuffavano entro la scia della luna sulla cupa superficie del mare e, aperte le bocche, ne inghiottivano l'argento. A volte, planavano sul luccicante strascico del sole nell'oceano verde-blu e, spalancate le bocche, ne trincavano l'oro...


Scritto da: 0uroboros alle ore 18:21 | Permalink | commenti (3)
categoria:miti e leggende, romanzi, fantastico